Studiare i bilanci o leggere i giornali?

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7 min

Nel precedente articolo  abbiamo detto che non sempre un asset finanziario obiettivamente valido sia adatto anche al nostro portafoglio. Abbiamo fatto l’esempio di una piccola start-up americana di cui forse hai sentito parlare: Apple ed abbiamo visto che esporci eccessivamente ed un settore, un’area geografica, una tipologia di società ed un’unica valuta, non è una cosa finanziariamente saggia. Quello di cui voglio parlare oggi, nel nostro secondo articolo del blog, è proprio delle varie tipologie di società tra cui dobbiamo orientare le nostre scelte.

Iniziamo col dire che la prima grande distinzione da fare quando si parla di società quotate è quella tra “value” e “growth” companies.

La prima domanda che dovrai porti quando selezioni un titolo è infatti: stiamo parlando di una società value o di una growth? Questo perché i criteri di valutazione tra queste due categorie di società presentano differenze sostanziali ma partiamo prima con la definizione di value e growth company.

Cercare di spiegare la differenza tra azioni value ed azioni growth senza aver prima accennato una definizione di Price/Earnings (P/E) sarebbe come insegnare ad un bimbo a scalare una montagna, senza avergli prima insegnato a camminare. Retorica a parte, il P/E è a detta di molti (e parliamo di investitori del calibro di Warren Buffet e Benjamin Graham oltre che, nel mio piccolo, del sottoscritto) il multiplo di bilancio più importante in assoluto per un investitore intelligente.

Anche se il P/E meriterebbe un intero articolo, in questa fase, per necessità, ci limiteremo a darne una semplice definizione. Il P/E è una delle discriminanti principali tra azioni value ed azioni growth. Questo multiplo di bilancio, altro non è che un «numerino» sempre positivo (una società non può avere un P/E negativo, in caso non facesse utili, andrà utilizzato un altro indicatore di cui parleremo in un altro articolo) che ci dà un’idea immediata della valutazione della società. Il P/E è infatti il rapporto tra il prezzo di un’azione e l’utile per azione prodotto da quella società. In questa fase basta comprendere che un P/E basso (diciamo compreso tra 5 e 25 in base al settore) indica una società sottovalutata, al contrario un P/E elevato (maggiore di 25) indica che la società potrebbe essere sopravvalutata.

Dopo questa doverosa premessa sul Price/Earnings possiamo descrivere la differenza tra value e growth companies.

Value stocks e growth stocks

Le value stocks sono titoli di società che operano in settori piuttosto stabili e maturi nei quali il tasso di crescita di ricavi è limitato, immagina ad esempio colossi come Coca Cola, McDonald’s e Nike. Per questa ragione presentano bassi multipli di bilancio (come il P/E e il P/BV che approfondiremo successivamente) e quasi sempre alti dividendi. Nell’ambito dei titoli value è possibile scovare dei veri e propri affari soprattutto nelle situazioni in cui il pessimismo prevale sui mercati deprimendo le quotazioni, quindi in situazioni diverse da quella attuale, caratterizzata da una certa euforia sui mercati che ha portato i principali indici mondiali vicino, o addirittura sopra, i loro record storici come l’MSCI Asia Pacific ed i tre super indici americani: Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq. Una value stock che si rispetti deve avere un tasso di crescita degli utili molto alto (diciamo almeno superiore al 5% – 8% l’anno)

In definitiva la strategia denominata Value investing ha come principale obiettivo quello di cercare società solide ma temporaneamente svalutate dal mercato per realizzare un profitto dal riallineamento del titolo con il fair value.

Le growth stocks sono titoli di società che operano in settori in rapida espansione in grado di catturare l’immaginario collettivo (soprattutto le biotecnologie e le tech) come Amazon, Tesla e PayPal. Il prezzo di mercato è di molto superiore agli utili e per questo le società presenteranno multipli (P/E e P/BV) alti e dividendi bassi o nulli. Alcune azioni growth non generano affatto utili ma hanno un prezzo molto elevato perché gli investitori credono nel progetto societario e prospettano quindi la possibilità che la società generi utili negli anni a venire. Una growth stock che si rispetti però, deve avere un tasso di crescita dei ricavi molto alto (diciamo almeno superiore al 30% l’anno)

In definitiva la strategia di Growth investing si fonda proprio sulla scelta di titoli con prospettive di crescita nel breve periodo superiore alla media.

È evidente che per riuscire ad identificare le migliori value stocks sul mercato è necessaria una valutazione “quantitativa” basata principalmente sullo studio dei bilanci delle società e dei suoi multipli di bilancio. Se da tale analisi si riscontra che il fair value dell’azienda (il suo valore equo) sia maggiore del prezzo di mercato, allora l’azienda sarà sottovalutata e si potrà considerare un investimento nella stessa.

Per riuscire, invece, ad identificare le migliori growth stocks, l’investitore dovrà focalizzare la sua attenzione non sui bilanci della stessa (salvo alcuni indicatori che dovranno comunque rispondere a determinati requisiti) ma sul progetto e sulla tecnologia su cui la società sta lavorando. L’investitore in growth stocks dovrà acquisire più informazioni possibili sul prodotto o servizio sviluppato dalla società attraverso due tipologie di fonti: le fonti interne e le fonti esterne.

Per “fonti interne” mi riferisco alle notizie ed aggiornamenti propri dell’azienda come le “press release” (comunicati stampa) che si trovano nella sezione “investor relations” del sito istituzionale dell’azienda. Molto spesso tali fonti possono essere tradotte (se non si ha una buona padronanza della lingua inglese) semplicemente utilizzando il tasto destro del mouse e selezionando “traduci in italiano”, altrimenti basterà copiarle ed incollarle su un traduttore per ottenere una versione del testo che sia la più comprensibile possibile.

Per “fonti esterne” mi riferisco invece alla lettura ed interpretazione di quello che gli altri dicono dell’azienda. Basterà digitare il nome dell’azienda sui motori di ricerca e cercare fonti  che siano “effettivamente esterne”. Molto spesso infatti, le società pagano per ottenere degli articoli favorevoli su blog e giornali mentre noi dobbiamo focalizzarci sulle fonti imparziali. L’ideale è quello di trovare delle recensioni dei prodotti da clienti verificati oppure, nel caso non ci fossero recensioni disponibili, o se l’azienda ha un modello di business B2B (ossia che vende i propri prodotti non ai consumatori ma ad altre aziende) identificare i principali clienti e valutare l’impatto che l’utilizzo del prodotto/servizio della società oggetto d’analisi, ha avuto sulla loro attività. In quest’ultimo caso, è sempre possibile identificare i clienti della “nostra” società attraverso i vari comunicati stampa dal sito dell’azienda o banalmente identificarli attraverso i motori di ricerca. Alcuni dei principali e più interessanti business B2B sono: sicurezza e privacy, customer service, marketing, stoccaggio ed analisi dei dati.

Spero ti abbia aiutato a comprendere la differenza tra value e growth stocks e del differente approccio che l’investitore deve avere nella valutazione di un investimento in una o l’altra categoria di società. Concludo questo mio secondo post con una battuta che sintetizza un po’ quanto ci siamo detti finora: “per valutare una value devi studiare i bilanci mentre per valutare una growth devi leggere i giornali”.

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